La grande bellezza (2)

Il brano che segue è tratto da: Un altro giro di giostra di Tiziano Terzani. E’ il racconto del momento in cui Terzani, malato già da tempo e stanco di cercare una “cura” per il cancro che gli sta consumando il corpo, sale sull’Himalaya in cerca di una “guarigione” dello spirito, della conquista di una nuova armonia che lo riconcili col significato profondo della vita e dell’esistere.


"...La foresta mantenne le sue millenarie promesse. Bastò incamminarsi. A ogni passo si animava di più, diventava più misteriosa, più sacra. Gli alberi parevano le navate di un'immensa cattedrale, il sole filtrava obliquo tra le fronde come attraverso magiche vetrate.
….
Quella sulle pendici dell'Himalaya era la foresta di tutte le leggende. Ogni erba poteva essere una medicina, ogni anfratto il rifugio di un sant'uomo, ogni buca la tana di un orso o di un leopardo. Non siamo più abituati a tanta naturale maestà e lo stupore, assieme a una leggera inquietudine, ci tolse la parola. Camminammo in religioso silenzio, attenti al frusciare delle foglie, allo scalpicciare lontano di un animale, al grido di un uccello. La foresta bisbigliava di mille vite e tutte assieme di una sola.
….
….La foresta finì, il sentiero curvò e, inaspettato, in piena luce, ci apparve un anfiteatro di prati verdissimi, a terrazze; in alto, come sull'ultimo spalto, in sella al monte, la sagoma di un camino, di un tetto, di una casa acquattata all'ombra di alti cedri. ….Era una visione fuori dal tempo, Ia rappresentazione di una pace che non conosciamo più.
Abbaiò un cane e un vecchio che dormiva al sole si alzò.
Dovemmo salire ancora un po' per raggiungere quelle due sagome nere contro il cielo. Quando arrivammo sul crinale, quel che ci si parò dinanzi ci tolse l'ultimo fiato: lungo l’intero orizzonte, al di sopra di un oceano di monti e valli, al di sopra di banchi di nuvole, ancor più in alto, là dove il mondo sembrava ormai finito, svettavano a perdita d'occhio montagne d'un bianco che quasi luccicava sullo sfondo azzurro. Immateriali, inverosimili come in un quadro.

“Dica la verità, quelle sono dipinte!” dissi rivolto al Vecchio che ci aspettava, fermo, davanti al portico della casa. Fece una gran risata.
“Certo. È il Divino Artista a farle. E ogni giorno me le dipinge diverse », disse. Poi, guardandomi fisso, aggiunse: «La verità? Perché, voi siete in cerca della verità?»
Come potevamo dire di no?
“La verità è come la bellezza. Non ha limiti”, continuò. “Non può essere imprigionata nelle parole o nelle forme. La verità è senza fine.”

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[il Vecchio] aggiunse: «… La vera conoscenza non viene dai libri, neppure da quelli sacri, ma dall'esperienza. Il miglior modo per capire la realtà è attraverso i sentimenti, l’intuizione, non attraverso l’intelletto. L’intelletto è limitato.”…..
Si fermò…. come per farci riflettere:
«Questa non è la sola coscienza.» Toccandosi il petto concluse: «Ciò che è fuori è anche dentro; e ciò che non è dentro non è da nessuna parte».

Poi continuò. Volevo davvero smettere di viaggiare? Cercavo davvero un rifugio? Ce n'era uno poco lontano da lì. ….«Puoi venirci a stare quando vuoi», disse il Vecchio. Ammutolii.
La vita è un mistero ed è bene che rimanga tale. ….Noi stessi siamo la riprova che c'è una realtà al di là di quella dei sensi, che c'è una verità al di là di quella dei fatti e se ci ostiniamo a non crederci, perdiamo l'altra parte della vita e con quella la gioia, appunto, del mistero.

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L'altra grande esperienza del mio stare lassù era la natura. …C'è qualcosa di intimamente sacro nella natura in cui l'uomo non ha ancora messo le mani per sfruttarla e piegarla ai suoi fini.

La natura, nella sua primitiva purezza, è in equilibrio, ha quella completezza a cui noi umani aspiriamo. Semplicemente osservandola, avevo l'impressione di ritrovare una patria; sentivo un'assonanza che avevo dimenticato. Rimettere la mia vita al suo ritmo mi pareva in sé una medicina. Nelle città non ci facciamo più caso. Il giorno finisce e automaticamente si accendono le luci. Si continua a leggere, a camminare, a lavorare lo stesso. …. Più ci inciviliamo, più ci allontaniamo dalla natura, compresa la nostra natura che è quella di essere parte del tutto.

Seduto su un'alta roccia del crinale, a volte per ore, senza più l'angoscia dello scorrere del tempo, imbacuccato contro il freddo, dinanzi all'orizzonte traversato da catene e catene di montagne bianche e azzurre, avevo momenti di estasi. Lo stesso vento che carezzava me piegava i fili d'erba ai miei piedi, spingeva le nuvole nel cielo, e la vita che sentivo tutta attorno nelle piante, nei fiori, negli animali era la stessa che scorreva nelle mie vene.

…. Ero solo, ma dovunque posassi lo sguardo c'erano decine, centinaia, infinite altre esistenze. Dovunque c'era vita, in varie forme, in vari stadi: vita in continua creazione. …

Il Divino Artista era inesauribile con le sue sorprese: una nuvola nera che parava il sole e creava una colata d'oro sui ghiacciai; un'improvvisa parete di pioggia dietro la quale le montagne luccicavano come fossero di metallo; o il sempre diverso emerger del mondo dal buio cosmico della notte.

Solo a guardare il palmo di terra verso il quale mi chinavo per raccogliere qualcosa da mettere ai piedi di Milarepa sul mio tavolino c'era da perdersi di meraviglia. I colori, le forme, le venature delle foglie sembravano non avere fine, così come la varietà dei fili d’erba e dei fiori. Il piccolo e il grande, un arbusto e l’intera catena dell’Himalaya erano espressione della stessa bellezza, parte dello stesso inesauribile spettacolo."