31luglio

Le due facce di Crispr-Cas: tra ricerca e biotecnocrazia

Di Daniela Conti


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Il sistema CRISPR-Cas, il nuovo strumento per l’editing genomico, apre la possibilità di intervenire sul DNA con una precisione molto maggiore rispetto alle tecniche di ingegneria genetica precedenti, con le quali sono stati prodotti gli OGM oggi diffusi. Una precisione “molto maggiore”, ma non ancora sufficiente, a detta degli scienziati, impegnati in continui sforzi per migliorarla. E tuttavia, fin dal suo apparire, il nuovo strumento ha dato il la a un’ondata di commenti acriticamente entusiasti.


Il sistema CRISPR-Cas, il nuovo strumento per l’editing genomico, apre la possibilità di intervenire sul DNA con una precisione molto maggiore rispetto alle tecniche di ingegneria genetica precedenti, con le quali sono stati prodotti gli OGM oggi diffusi. Una precisione “molto maggiore”, ma non ancora sufficiente, a detta degli scienziati, impegnati in continui sforzi per migliorarla. E tuttavia, fin dal suo apparire, il nuovo strumento ha dato il la a un’ondata di commenti acriticamente entusiasti.

La nuova tecnica di editing viene solo magnificata, tutti gli aspetti di imprecisione e incertezza sono tenuti in secondo piano, o addirittura ignorati. Ancora una volta, come è già accaduto con la tecnica per produrre gli attuali OGM, si confondono i piani: tutto è “scienza”, non si distingue tra ricerca e applicazione commerciale, oscurando così il legame troppo spesso causale tra obbiettivi dello sviluppo tecnologico e potere economico.

I centri di quella che nell’articolo chiamo la BIOTECNOCRAZIA oggi imperante stanno facendo passare senza alcuna specifica regolamentazione i nuovi prodotti di queste tecniche (p. e. microbi ingegnerizzati per la biosintesi di prodotti commercialmente utili, e alterazioni irreversibili dei meccanismi della trasmissione ereditaria negli animali e magari un domani nell’uomo), e senza l’obbligo di ricerche approfondite sui loro potenziali effetti negativi e di lungo periodo. Nonostante le pesanti lezioni che si dovrebbero trarre dagli OGM già in uso, ci si continua a muovere sul terreno delicatissimo della modifica degli organismi viventi sotto la spinta del “profitto first”, ignorando ogni richiamo alla cautela proveniente da molti ambienti scientifici e anche da gruppi attivamente impegnati in questo tipo di ricerca, tra gli altri e non ultima la stessa scopritrice del sistema CRISPR-Cas, Jennifer Doudna.
Non sappiamo nulla di come cambiano nel complesso i processi metabolici dei microbi ingegnerizzati con questa tecnica di editing, ma ciò non importa: con un’operazione tutta propagandistica e ideologica, sono dati SICURI “per definizione” in quanto si pretende che derivino da processi di cisgenesi, cioè senza l’introduzione di DNA estraneo.

Non c’è niente di più scientificamente scorretto di questa affermazione. Ma poiché i loro “circuiti metabolici” ricostruiti con l’editing (usando geni della più varia provenienza) portano alla formazione dei prodotti desiderati mediante processi di fermentazione, negli USA vengono già venduti come “prodotti naturali“. Trattandosi il più delle volte di integratori, ingredienti per cibi e bevande, oli usati nell’industria alimentare e cosmetica, farmaci e biocombustibili, si sta avanzando senza alcuna cautela verso l’immissione massiccia nella catena alimentare e nell’ambiente di sostanze su cui si hanno ben poche certezze, tranne che portano grandi profitti alle industrie coinvolte.

Nella sua avanzata, insofferente a regole e limiti, verso la generale ingegnerizzazione dei viventi, la biotecnocrazia trascura accuratamente di tenere conto di quanto emerge sempre più chiaro dalle ricerche scientifiche: che il DNA è eterodiretto, cioè è regolato dalle influenze ambientali; che la vita di ogni singolo organismo dipende dall’equilibrio tra le complesse interazioni entro l’intera rete dei geni; che nessun sistema genetico è mai perfettamente isolato: lo scambio genico orizzontale anche tra specie lontanissime è un aspetto normale del rapporto tra i viventi.

“Tutto scorre” nel mondo vivente, e proprio grazie a queste reti di interscambi gli esseri mantengono e amplificano la capacità di adattarsi e di evolvere. Nelle loro ricostruzioni da “meccano” dei circuiti metabolici, gli ingegneri genetici ignorano tutto ciò che sta intorno al DNA, la fondamentale dimensione tempo e il continuo mutare degli organismi nel corso delle reciproche interazioni. Credono ancora! nell’onnipotenza della doppia elica e nella fissità, tutta prevedibile, della “macchina” modificata. Cioè gli ingegneri biotecnocrati vivono nell’illusione del controllo e cercano di alimentarla in un pubblico desideroso di certezze. Ma l’unica certezza scientifica che abbiamo è che la vita è un flusso continuo di cambiamento, che non potremo MAI controllare né prevedere.
A meno di distruggerla.

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Gli alberi comunicano tra loro


Suzanne Simard è docente di ecologia forestale all'Università della Columbia Britannica. Da oltre vent’anni sta conducendo esperimenti con il carbonio radioattivo per misurare il flusso e la condivisione del carbonio tra gli alberi, anche di specie diversa.

Simard ha scoperto come gli alberi comunicano fra loro e ha trovato che nelle foreste vi sono alberi che ha chiamato ALBERI MADRE. Queste MADRI sono gli alberi più grandi e più vecchi delle foreste, e fungono da “hub” cioè da snodi nelle grandi reti fungine (micorrize) sotterranee che mettono in comunicazione tutti gli alberi. In questo modo la foresta è un unico organismo collaborativo. Un albero madre aiuta i piccoli trasmettendogli i funghi utili e fornendo loro le sostanze nutritive necessarie per crescere. Fra le altre cose, Simard ha scoperto anche che gli alberi madre modificano la struttura delle loro radici per fare spazio ai piccoli che stanno crescendo.

C’è un mondo meraviglioso fatto di piante là fuori, ed è tutto da scoprire!


 

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